Risparmio energetico. Un decreto confermerà la detrazione del 55%

Tre anni non sono bastati. E infatti al governo si pensa a una proroga, premiando con l’aliquota del 55% gli interventi che presentano il miglior rapporto tra costo dell’intervento e risparmio energetico realizzato. Gli altri, invece, potrebbero passare al 36 per cento.
La voglia di risparmio energetico e di risparmio fiscale sono cresciute insieme e non si tratta solo di soldi: c’è chi ha investito somme considerevoli per creare un valore immobiliare ma anche per conciliarlo con una vocazione “verde” che è diventata patrimonio di molti.

Non c’è soltanto l’architetto ecologista o il finanziere d’assalto che vuole acquistare crediti etici; quando si arriva a superare gli 8 miliardi d’investimento per quasi 600mila interventi in tre anni (mancano ancora i dati 2010 ma l’investimento dovrebbe salire a 11,1 miliardi) è evidente che l’idea è diventata costume sociale. Il problema è che, stando alla legge, entro il 31 dicembre dovrebbero essere effettuati gli ultimi bonifici: quelli successivi non saranno più detraibili (si veda l’altro articolo nella pagina).

La risposta, negli scorsi mesi, era stata argomentata con gli eccessivi costi erariali dell’agevolazione. E in effetti, a fronte di una spesa di 110 euro Iva compresa e una detrazione di 60,5 euro, il recupero si presenta difficile: al netto dei 10 euro di Iva, nessuna impresa paga imposte sul reddito pari al 50% del fatturato. Una parte del vantaggio erariale consiste nell’emersione di alcune imprese che sono state spinte a fatturare, magari per la prima volta in vita loro.

Ma la ragione profonda del provvedimento è quella del risparmio energetico, come evidenzia Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, incaricato di occuparsi della questione: «Come ministero puntiamo alla proroga, che s’inquadra nelle politiche per l’efficienza energetica, anche perché non possiamo dimenticare gli obblighi europei, che prevedono la riduzione dei consumi del 20% entro il 2020. Cerchiamo di farlo attraverso tre politiche: i certificati bianchi, gli standard per la certificazione energetica degli edifici e, naturalmente, il 55 per cento».

L’ostacolo – dice Saglia – è il costo per l’erario: «Anche se, in sintonia con l’Economia, la proroga dovrebbe essere inserita nel decreto di fine anno, l’ex milleproroghe. Del resto l’agevolazione è in vigore dal 2007, ha prodotto investimenti per 11 miliardi e un mancato gettito per 6 miliardi, contro un un incremento delle entrate di 3,2 miliardi e un risparmio in bolletta di 3 miliardi. In sostanza, si andrebbe in pari, senza contare che se non certifichiamo questi risparmi in bolletta l’Unione europea ci multa».

Resterebbe, a questo punto, la definizione della ristrutturazione dell’agevolazione: «La maggior parte del peso è dato dagli infissi», dice Saglia. Ed è proprio il tipo di intervento che costa di più: 2,82 euro (nel 2008) per ogni kWh annuo risparmiato, a fronte di di una riqualificazione energetica globale (1,09 euro/kWh) o una caldaia ad alto rendimento (1,12 euro/kWh). Si tratta di 495 GWh annui risparmiati con 131.500 interventi, ciascuno del costo medio 12.400 euro e un risparmio medio di 2,56 MWh annui. Un nuovo impianto termico ad alta efficienza fa risparmiare quattro volte tanto e costa praticamente lo stesso. «È una forzatura», ribatte Pietro Gimelli, direttore generale Uncsaal (produttori di infissi): «Il serramento porta un risparmio energetico minore ma è una spesa fattibile per tutti. In quanti potrebbero decidere l’investimento per un cappotto termico?».

«L’obiettivo – dice Saglia – è un impatto sui conti pubblici con 150 milioni di euro. Si cercherà di fare una riduzione di aliquota per i prodotti con minor rendimento energetico a fronte della spesa. E stiamo valutando anche una gradualità delle aliquote di detrazione da applicare in base al numero di metri quadrati interessati dai lavori. In ogni caso, entro novembre saremo in grado di definire la questione».

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