Da fine novembre arrivano i droni di Star Wars

Due passioni unite in una! Non saranno semplici droni, ma gli appassionati del genere potranno entrare nel mondo di Star Wars pilotando questi dispositivi radiocomandati. I Disney Store di tutta Italia sono pronti ad accogliere i Propel Battle Drones: l’idea è quella di poter sfruttare le funzioni e acrobazie di un normale drone radiocomandato per trasformarlo in tutto e per tutto in uno dei caccia da battaglia che abbiamo imparato a conoscere grazie alla saga di ‘Guerre Stellari’. Ecco allora che tra i vari modelli che saranno lanciati sul mercato troviamo il Millennium Falcon di Han Solo, il 74-Z Speeder Bike con scout trooper, il Tie Advanced X1 di Darth Vader e il T-65 X-Wing StarFighter dell’Alleanza Ribelle. Il loro prezzo? Sicuramente potrebbe non essere considerato accessibile a tutti, perché si parla di 269,99 euro per ogni velivolo, ma questa spesa sembra essere ammortizzata nel tempo grazie alla grande carica di adrenalina che i droni sono pronti a offrire a ogni pilota.

Le caratteristiche dei droni stellari

Osservando da vicino le loro caratteristiche ci si accorge che hanno una dimensione davvero ridotta (sono infatti grandi quanto una mano) e sono interamente fatti a mano con massima attenzione. Ogni modello riporta sempre una numerazione e avranno la capacità di raggiungere i 50 chilometri orari sfruttando un’accelerazione notevole. Si va infatti da zero a massima potenza in soli tre secondi. A impreziosire i modelli sarà la presenza di luci che sono veri “raggi laser”, oltre ai sensori che permettono ai piloti di conoscere e scoprire non solo colpi vincenti ma anche le tecniche utili per combattere la più emozionante battaglia mai vissuta.

Ogni drone con telecamera sarà inserito all’interno di una confezione speciale che, nel momento in cui sarà aperta dal suo nuovo proprietario, si illumina e produrrà un motivetto musicale dedicato proprio alla celebre saga di Star Wars.

Che cosa cambia?

Secondo gli ideatori questi particolari modelli andranno a cambiare completamente l’esperienza di volo: questo perché oltre a imparare a pilotare un dispositivo si scoprirà come effettuare manovre utili per colpire con i laser i nemici, oppure come evitare gli attacchi altrui. E’ quindi la nota dinamica a fare la differenza.

Per poterli acquistare e lanciarti in questa nuova avventura ti basterà recarti, da fine novembre, in uno dei tanti negozi Disney Store, oppure consultare la lista dei rivenditori autorizzati. Se non vuoi attendere oltre potrai comodamente prenotare il tuo drone collegandoti al sito internet ufficiale dell’azienda produttrice Propel.

Raggiungere la Sardegna

Hai scelto la Sardegna per le tue vacanze? Hai prenotato per tempo la nave per la traversata e ora è finalmente arrivato il gran giorno? Adesso non ti resta che l’imbarco e poi potrai goderti le meritate vacanze grazie a Tirrenia traghetti Sardegna. Questo passaggio però non è sempre facilissimo e, per chi magari lo fa per la prima volta, può risultare alle volte un po’ complicato e fonte di stress. Questo dipende soprattutto dal fatto che l’ordine di imbarco è spesso motivo di discussione, perché non sempre chi arriva per primo è il primo a salire. Le compagnie, ovviamente, invitano a presentarsi con un po’ di anticipo, ma spesso, per motivi che proviamo a elencare qui sotto, l’ordine viene deciso al momento, e chi si trova “sorpassato” se è la prima volta che si imbarca, non prende la cosa con la massima tranquillità.
Devi sapere che chi si occupa dell’imbarco dei veicoli è di solito un ufficiale della nave, spesso il comandante, che può imbarcare a suo insindacabile giudizio i veicoli nell’ordine che ritiene migliore. Chi ha esperienza di imbarchi ha sicuramente imparato a rassegnarsi e ad attendere, chi è novizio, magari, dovrà confrontarsi con arrabbiature varie.
Quello che non sai è che sei stato tu passeggero a conferire al primo ufficiale in coperta l’autorità di prendere questa decisione quando hai accettato le famigerate condizioni di viaggio previste dalla stipulazione del biglietto. Nelle clausole scritte in piccolo sul foglio allegato al biglietto, infatti, è presente la descrizione delle modalità di imbarco, che spiega esattamente ciò che succede.
E’ inutile quindi protestare, ma bisogna semplicemente attendere. Inoltre devi tenere presente che le operazioni di carico sono molto complicate e che, in uno spazio piccolo, bisogna gestire il carico, anche, di rimorchi o container. Perciò l’ufficiale può far salire prima una colonna di vetture che blocca, per esempio, un container che deve essere messo in un punto preciso.
Una corretta distribuzione dei veicoli all’interno della nave permette di viaggiare in sicurezza e di ottenere la massima stabilità della stessa, cosa che può essere compromessa da operazioni di imbarco affrettate e poco attente. Anche per garantire la massima sicurezza dei viaggiatori, viene lasciata all’ufficiale preposto la massima autorità operativa per il carico.
Una volta superato questo momento complicato e caotico, però, sarai pronto per goderti il viaggio, una bellissima traversata con la nave Civitavecchia Olbia, che ti porterà alla meta da te designata per trascorrere le tue vacanze. Non dovrai far altro, quindi, che rilassarti.

UNCSAAL: 55%: non rinnovarlo è una scelta incomprensibile

55%: non rinnovarlo è una scelta incomprensibile.

Nei prossimi giorni sul sito nuova petizione da inviare alle istituzioni

Non rinnovare le misure relative agli sgravi fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici è una scelta incomprensibile che avrà ricadute devastanti sul tessuto industriale della Piccola e Media impresa italiana (1 Miliardo di Euro di fatturato in meno previsto per il 2011 solo per il sistema serramenti), sull’occupazione non tutelata dagli ammortizzatori sociali (8000 i posti di lavoro che il comparto serramenti stima di perdere l’anno prossimo), sul bilancio energetico e ambientale del nostro Paese e sulle casse dello Stato.
Quest’ultimo oltre a perdere il gettito fiscale a causa della pesante contrazione di fatturato prevista, vedrà invertirsi il processo di emersione dell’economia che il 55% aveva indubbiamente generato e si vedrà inoltre costretto a pagare le pesanti penali comunitarie per il mancato raggiungimento dei concordati obiettivi di riduzione della Co2.

Va aggiunto che la tesi secondo la quale le imprese potranno rifarsi con l’innovation vaucher equivale a dire ai parenti di una persona in rianimazione che si è pensato di sospendere l’utilizzo dei macchinari ma in compenso si sta effettuando un significativo investimento in aspirine.
Senza lo stimolo del 55% infatti è già stata stimata una diminuzione degli investimenti in innovazione (che in questi anni grazie al provvedimento era aumentata di circa il 70%) di oltre 300 milioni di euro solo per i serramenti metallici.

Nei prossimi giorni Uncsaal e FederlegnoArredo produrranno una mozione ufficiale che sarà veicolata a tutti i rappresentanti delle istituzioni coinvolte e condivisa attraverso internet con le migliaia di operatori e consumatori che già hanno aderito in massa alle precedenti battaglie per salvare il 55%, con l’auspicio che il Governo sappia e voglia trovare al più presto il modo di modificare questa decisione.

Risparmio energetico. Un decreto confermerà la detrazione del 55%

Tre anni non sono bastati. E infatti al governo si pensa a una proroga, premiando con l’aliquota del 55% gli interventi che presentano il miglior rapporto tra costo dell’intervento e risparmio energetico realizzato. Gli altri, invece, potrebbero passare al 36 per cento.
La voglia di risparmio energetico e di risparmio fiscale sono cresciute insieme e non si tratta solo di soldi: c’è chi ha investito somme considerevoli per creare un valore immobiliare ma anche per conciliarlo con una vocazione “verde” che è diventata patrimonio di molti.

Non c’è soltanto l’architetto ecologista o il finanziere d’assalto che vuole acquistare crediti etici; quando si arriva a superare gli 8 miliardi d’investimento per quasi 600mila interventi in tre anni (mancano ancora i dati 2010 ma l’investimento dovrebbe salire a 11,1 miliardi) è evidente che l’idea è diventata costume sociale. Il problema è che, stando alla legge, entro il 31 dicembre dovrebbero essere effettuati gli ultimi bonifici: quelli successivi non saranno più detraibili (si veda l’altro articolo nella pagina).

La risposta, negli scorsi mesi, era stata argomentata con gli eccessivi costi erariali dell’agevolazione. E in effetti, a fronte di una spesa di 110 euro Iva compresa e una detrazione di 60,5 euro, il recupero si presenta difficile: al netto dei 10 euro di Iva, nessuna impresa paga imposte sul reddito pari al 50% del fatturato. Una parte del vantaggio erariale consiste nell’emersione di alcune imprese che sono state spinte a fatturare, magari per la prima volta in vita loro.

Ma la ragione profonda del provvedimento è quella del risparmio energetico, come evidenzia Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico, incaricato di occuparsi della questione: «Come ministero puntiamo alla proroga, che s’inquadra nelle politiche per l’efficienza energetica, anche perché non possiamo dimenticare gli obblighi europei, che prevedono la riduzione dei consumi del 20% entro il 2020. Cerchiamo di farlo attraverso tre politiche: i certificati bianchi, gli standard per la certificazione energetica degli edifici e, naturalmente, il 55 per cento».

L’ostacolo – dice Saglia – è il costo per l’erario: «Anche se, in sintonia con l’Economia, la proroga dovrebbe essere inserita nel decreto di fine anno, l’ex milleproroghe. Del resto l’agevolazione è in vigore dal 2007, ha prodotto investimenti per 11 miliardi e un mancato gettito per 6 miliardi, contro un un incremento delle entrate di 3,2 miliardi e un risparmio in bolletta di 3 miliardi. In sostanza, si andrebbe in pari, senza contare che se non certifichiamo questi risparmi in bolletta l’Unione europea ci multa».

Resterebbe, a questo punto, la definizione della ristrutturazione dell’agevolazione: «La maggior parte del peso è dato dagli infissi», dice Saglia. Ed è proprio il tipo di intervento che costa di più: 2,82 euro (nel 2008) per ogni kWh annuo risparmiato, a fronte di di una riqualificazione energetica globale (1,09 euro/kWh) o una caldaia ad alto rendimento (1,12 euro/kWh). Si tratta di 495 GWh annui risparmiati con 131.500 interventi, ciascuno del costo medio 12.400 euro e un risparmio medio di 2,56 MWh annui. Un nuovo impianto termico ad alta efficienza fa risparmiare quattro volte tanto e costa praticamente lo stesso. «È una forzatura», ribatte Pietro Gimelli, direttore generale Uncsaal (produttori di infissi): «Il serramento porta un risparmio energetico minore ma è una spesa fattibile per tutti. In quanti potrebbero decidere l’investimento per un cappotto termico?».

«L’obiettivo – dice Saglia – è un impatto sui conti pubblici con 150 milioni di euro. Si cercherà di fare una riduzione di aliquota per i prodotti con minor rendimento energetico a fronte della spesa. E stiamo valutando anche una gradualità delle aliquote di detrazione da applicare in base al numero di metri quadrati interessati dai lavori. In ogni caso, entro novembre saremo in grado di definire la questione».

La detrazione fiscale del 55% sia stabilizzata ed estesa alle P.A.

02/11/2010 – La Commissione Ambiente della Camera chiede che sia stabilizzata la detrazione fiscale del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici.

Al termine dell’esame della Legge di stabilità 2011, la Commissione ha dato parere favorevole, con la raccomandazione di “prorogare in maniera stabile gli incentivi per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica degli edifici, anche in considerazione degli evidenti benefici che essa ha prodotto finora in termini di sviluppo economico, sostegno alla piccola e media impresa ed emersione del lavoro non regolare”.

In fase di discussione il deputato Ermete Realacci (PD) ha ricordato gli “straordinari risultati” della detrazione del 55%, che hanno generato un volume d’affari di circa 11 miliardi di euro e sono stati usati da circa 800 mila famiglie producendo ogni anno 50 mila nuovi posti di lavoro.

“La loro soppressione – ha detto Realacci – avrebbe effetti disastrosi per un’intera filiera produttiva che coinvolge ormai migliaia di piccole e piccolissime aziende industriali e artigianali su tutto il territorio nazionale”. Per Realacci è necessario non solo difendere questo importante strumento di politica ambientale ma estenderlo agli interventi per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio rispetto al rischio sismico.

Anche la Commissione Attività Produttive della Camera, in un ordine del giorno approvato la scorsa settimana, ha chiesto al Governo di riconfermare la misura fiscale per la riqualificazione energetica degli edifici, trasformandola in intervento strutturale fra tutte le tecnologie riconosciute effettivamente efficienti, ed estendendo il beneficio fiscale alle amministrazioni pubbliche.

Secondo la Commissione, sebbene la crisi attuale non permetta misure di sviluppo realizzate con incremento della spesa pubblica, sarebbe comunque un’occasione di crescita economica e sociale valorizzare gli obiettivi previsti dal patto di Kyoto e dalla UE in tema di riduzione delle emissioni di C02 e di sviluppo delle rinnovabili, i cosiddetti paramenti 20-20-20, puntando su una politica industriale sostenibile che coniughi energie rinnovabili ed efficienza energetica.

La Commissione ha ricordato un recente studio di Confindustria che ha stimato in 14 milioni di euro l’impatto economico per il nostro Paese, se si attuasse una politica di incentivi differenziati per le rinnovabili e si confermassero le detrazioni fiscali per l’efficienza energetica. Riguardo alle detrazioni del 55%, secondo la Commissione, sarebbe energeticamente più corretto fare riferimento a tutte le misure e programmi di miglioramento dell’efficienza energetica richiamati dall’Allegato III della Direttiva 2006/32/CE (pompe di calore, caldaie efficienti, sistemi di teleriscaldamento e raffreddamento, sistemi di isolamento di pareti e tetti, doppi/tripli vetri alle finestre, lampade a risparmio energetico, generazione domestica di fonti di energia rinnovabile, ecc.).

Per il futuro della detrazione 55% bisogna attendere il Milleproroghe

Il sottosegretario Saglia riconosce l’utilità dell’incentivo e afferma  la volontà di prorogarlo, con qualche razionalizzazione

Ancora una volta i “tecnici” del Governo si esprimono in maniera possibilista sulla proroga del 55%. E’ il turno del sottosegretario all’energia Stefano Saglia che, intervenendo in un convegno adiconsum, ha confermato un impegno del Ministero dello Sviluppo sul tema: ”Stiamo lavorando col ministero dell’Economia – ha spiegato Saglia- per dare un futuro a una misura che rappresenta un driver importante per lo sviluppo e la crescita”.

Convinzione sull’utilità per il Paese
Ma quanto fa ben sperare sono le valutazioni tecniche del sottosegretario: “Infatti, ha chiarito Saglia, non e’ un esborso erariale ma una misura che puo’ produrre un saldo quanto meno in pari di gettito fiscale. E quindi spero che riusciremo nonostante le difficolta’ di bilancio. Spero si possa prorogare questa misura magari con regole piu’ selettive”. Sull’indirizzo di tali “regole selettive” si è già espressa ENEA in merito (Leggi dopo).

Nulla di nuovo però rispetto alla prudenza espressa dal Sottosegretario all’Economia Vegas per il quale la proroga degli incentivi energetici sarebbe legata “ALLE RISORSE DISPONIBILI” e non potrà essere inserita nella legge di Stabilità, ma occorrerà attendere il Mille proroghe di fine anno.


Ottimista l’on. Casero, collega di Vegas

Si tratta di un parziale rafreddamento rispetto a quanto dichiarato dal Sottosegretario Casero pochi giorni fa, possibilista sulla proroga degli incentivi. Casero immaginava una rimodulazione degli stessi che sposterebbe a favore dei proprietari i fondi originariamente destinati al sostegno delle imprese, selezionando i finanziamenti in base all’efficacia degli interventi.


Anche l’Ance punta alla proroga

La posizione di Casero sembra in linea con quella auspicata dall’Ance, “In quattro anni l’incentivo del 55%, afferma Torretta vice presidente Ance, è andato sostanzialmente a contribuire alla sostituzione di serramenti esterni e alla installazione di pannelli solari. Interventi certamente utili perché hanno consentito un risparmio di energia del 20% ma poco significativi rispetto agli obiettivi del Paese”.


Per l’Enea si deve continuare

Anche l’Enea si era dimostrata favorevole alla proroga, ma con qualche aggiustamento (leggi). L’ente ha recentemente presentato una relazione sull’impatto economico sul bilancio dello Stato della detrazione del 55%. I dati sono stati accolti con interesse dal Ministero dello Sviluppo che si è fatto carico di perorare la causa della proroga davanti al ministro all’Economia Tremonti.


Pagamenti entro il 31 dicembre, ma con lavori ancora aperti

Intanto lo stesso Giampaolo Valentini, a capo della divisione Efficienza energetica dell’ENEA si affretta a dichiarare sul sito dedicato alla detrazione che: ” le detrazioni del 55% non sono state per il momento prorogate oltre l’anno corrente, nonostante il parere favorevole del Sottosegretario allo Sviluppo Economico on. Saglia e del Sottosegretario alle Finanze on. Casero. Pertanto per essere ammessi al beneficio e fino a nuove disposizioni, tutti i lavori ammissibili devono essere pagati entro il 31/12/2010″. Valentini dà anche notizia dell’accordo con le Entrate per consentire la fine lavori, per spese comunque non detraibili, anche nel 2011, purché si attesti la prosecuzione dei lavori (leggi).

Detrazione fiscale del 55%, FINCO chiede di prorogarla

“Cosa è ancora necessario sapere per prorogare una giusta misura di politica industriale ed ambientale, possibilmente non il 31 Dicembre dell’anno in cui scade?”.

Se lo chiede Confindustria F.IN.CO, la Federazione delle Industrie delle Costruzioni, in un comunicato che afferma come la logica ed i numeri dimostrino l’opportunità di rinnovare il bonus 55% per la riqualificazione energetica degli edifici.

“Non ci sono motivazioni economiche, sociali o industriali per attendere oltre”, afferma Cirino Mendola, Presidente Finco. È singolare – si legge nel comunicato – che una misura di politica industriale di rilevante, positivo e verificato riscontro sotto vari aspetti non venga rinnovata, ed anzi ampliata a settori attualmente esclusi, come ad esempio le schermature solari. È paradossale perché oltretutto essa non comporta un aggravio per le casse dello Stato, anche volendo considerare questo solo aspetto. E allora – si chiede Finco – perché ridursi all’ultimo minuto quando i dati sono a disposizione da maggio?

Secondo la Federazione, il mondo industriale non comprenderebbe una mancata conferma o una rimodulazione al ribasso del bonus. E ricorda due recenti studi, uno commissionato dall’ENEA al Cresme (leggi tutto) ed uno effettuato dall’Agenzia delle Entrate, che hanno dimostrato, attraverso un’analisi costi-benefici sia dal punto di vista economico che da quello sociale, l’effetto positivo delle detrazioni del 55% per l’intero Sistema Paese nel periodo di applicazione (dal 2007 ad oggi).

Infatti – spiega Finco -, a fronte di un investimento totale, calcolato sulla base di tutti gli interventi realizzati dalla collettività, di 11.100 milioni di euro e, quindi, di 6.110 milioni di mancato gettito fiscale per le casse dell’Erario, vi sono stati 3.100 milioni di risparmio sulla bolletta energetica, nonché 3.250 milioni di gettito fiscale aggiuntivo derivante dall’emersione del sommerso. Solo questi ultimi due dati – aggiunge Finco – basterebbero a bilanciare il costo sostenuto dallo Stato in termini di minori imposte in entrata (6.350 in; 6.110 out); se però a ciò si aggiunge l’incremento del valore del patrimonio immobiliare di oltre 4.000 milioni di euro, per effetto delle migliorie apportate e dei conseguenti maggiori importi incassati dall’Erario per l’aumentato reddito, il vantaggio economico risulta ancor più significativo ( 10.660 in; 6.110 out).

Vanno poi considerati – spiega ancora Finco – gli ulteriori vantaggi di carattere generale: il sostegno all’occupazione, l’impulso all’innovazione tecnologica nella filiera delle costruzioni, l’incremento del comfort degli immobili, l’implementazione del mix energetico nazionale, la forte riduzione di emissioni di CO2, aspetto particolarmente rilevante nell’ottica degli impegni comunitari.

L’analisi dell’ENEA mostra il trend al 2015, evidenziando i risultati positivi che si stanno determinando sull’economia nazionale e che continueranno a determinarsi nei prossimi anni: in questa ottica è fondamentale – secondo Finco – prorogare il 55% per non interrompere il circolo virtuoso innescato. Senza rinnovo invece – avverte la Federazione -, verrebbe  interrotto il processo di innovazione tecnologica e di efficientamento energetico in atto; si verificherebbe un’inversione di rotta per il risparmio energetico, per la riduzione di emissioni di CO2 e per la sempre più diffusa cultura ambientale. In ultimo, ma sicuramente non per ordine di importanza, il mancato rinnovo provocherebbe un aggravio per le casse dello Stato a partire dal 2011.

Un Coro per la Proroga del 55 per cento

A poco più di due mesi dal termine della detrazione fiscale per gli interventi di efficienza energetica in edilizia, le associazioni di categoria richiedono al Governo di riproporre la misura, rimodulandola ma rendendola stabile fino almeno fino al 2020. Qualche proposta da sottoporre ai Ministri competenti è in preparazione anche dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Continuano gli appelli per il prolungamento della detrazione fiscale del 55% per gli interventi di efficienza energetica in edilizia, che è in scadenza il 31 dicembre 2010. Sarebbe infatti fondamentale rendere stabile questo incentivo, modulandolo in base alla tipologia del progetto e possibilmente riducendo nel tempo la quota detraibile, per non compromettere gli obiettivi nazionali per il 2020, vincolanti per il nostro paese e, soprattutto, per dare finalmente un po’ di respiro agli investimenti di moltissimi comparti industriali legati all’efficienza energetica, radicati peraltro nel nostro tessuto industriale.

Assolterm e Assotermica, ad esempio, hanno concentrato la loro analisi sulla penalizzazione del solare termico in caso di mancata reiterazione della detrazione. Il settore potrebbe perdere migliaia di posti lavoro (oggi ne occupa almeno 5000 full time e ha un giro d’affari annuale di 500 milioni di euro), hanno spiegato in loro comunicato congiunto. Verrebbe persa l’opportunità di sfruttare le sue potenzialità di produzione annua che le associazioni stimano in 1 GW termico e di raggiungere quell’obiettivo di 1 m2 installato per abitante nel 2020, un target di riferimento per il comparto nazionale. Questo sviluppo potrebbe invece consentire l’occupazione a fine decennio di oltre 150.000 persone.

Tutti gli osservatori comunque hanno più volte ragionato sull’opportunità della detrazione anche dal punto di vista delle Casse dello Stato. Tali analisi ha riscontrato che le entrate, alla fine di ogni valutazione, superano i costi. Se da un parte c’è una riduzione del gettito fiscale per l’erario, per la richiesta di detrazione, e delle alle accise, per la riduzione dei consumi energetici, i benefici si mantengono importanti perché consistono in:

  • aumento del gettito IRPEF per l’incremento del reddito delle aziende e dell’occupazione
  • aumento del gettito IVA
  • anticipo della ritenuta d’acconto del 10% dell’imposta sul reddito (di recente introduzione).

Va detto inoltre che, mentre i benefici sono immediati, i costi sono distribuiti nei 5 anni in cui deve essere divisa la detrazione. Non si può nemmeno escludere dal calcolo il beneficio della mancata richiesta allo Stato della cassa integrazione per i lavoratori messi in mobilità dalle aziende operanti nella produzioni di componenti e servizi. Un evento che sarebbe scontato in caso del taglio del 55%. Non ultimo un altro aspetto che va considerato: le procedure di richiesta della detrazione hanno consentito l’emersione di migliaia di rapporti economici e di lavori eseguiti spesso “in nero”, con conseguenti ulteriori introiti per le casse erariali.

Andrea Molocchi, Responsabile Studi degli Amici della Terra, oltre a evidenziare i benefici economici e sociali della misura ne mette in risalto quelli di ordine sanitario per il contenimento delle emissioni inquinanti, soprattutto in ambito urbano. L’associazione fornisce inoltre qualche numero sulla base dei dati forniti dall’Enea e riferiti ai risultati del 2008, ultimo anno per cui sono disponibili i dati a consuntivo.
Molocchi spiega che se si fa riferimento ad un orizzonte temporale di 20 anni di benefici di risparmio energetico derivanti dai 247.000 interventi del solo 2008, si può a ragione arrivare ad un risparmio energetico di 39 TWh termici (circa 2 TWh l’anno).
Per gli Amici della Terra il risparmio dei costi ambientali riferito agli interventi del solo 2008 ammonta a circa 800 milioni di euro, benefici “spalmati” su 20 anni. Il risparmio per le casse delle Stato risulterebbe di circa 320 milioni di euro (40%), anch’esso fruibile su più anni. Nel grafico i costi ambientali evitati del risparmio energetico per gli interventi del 2008 (in milioni di €). Si tratta di valori stimati sull’arco di 20 anni, attualizzati al 2008, applicando tasso di sconto nominale del 6%.

Nel complesso dei 4 anni di vita della detrazione (2007-2010) l’associazione stima in circa 2,5 miliardi di euro i benefici ambientali.

Secondo i dati diffusi dalla Federazione Industrie, Prodotti, Impianti e Servizi per le Costruzioni (FINCO), simili a quelli divulgati dall’Enea, il risultato sarebbe maggiore: in 4 anni la detrazione permesso un ritorno complessivo per il sistema paese di quasi 4 miliardi di euro superiore alla cifra non incamerata dallo Stato. Dati che andrebbero meglio analizzati a consuntivo ma che non spostano il nocciolo della questione: la detrazione fiscale per interventi di efficienza energetica è una misura che non incide sul bilancio statale, anzi esattamente il contrario.

Intanto è on line un appello per la proroga delle detrazioni fiscali del 55% per interventi di riqualificazione energetica in scadenza il 31 dicembre 2010.
Una sorta di lettera aperta, indirizzata al nuovo Ministero per lo Sviluppo Economico, Paolo Romani, e al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in cui si chiede la proroga dell’agevolazione fiscale. Secondo il Kyoto Club manca tra i destinatari di questo appello il vero responsabile della mancata proroga del 55%, il Ministro Giulio Tremonti, che da sempre ha reso difficile la vita a questo provvedimento (Qualenergia.it, Detrazione del 55%, a costo nullo per lo Stato)
Nella lettera si riporta un altro effetto settoriale della mancata conferma del 55%: il prossimo anno il solo comparto dei serramenti si ridimensionerebbe di circa 1 miliardo di euro (dati UNCSAAL).

Mentre il sottosegretario all’Economia e Finanze, Luigi Casero, si è detto possibilista sulla possibilità di proroga della detrazione fiscale, riconoscendone pubblicamente l’efficacia anche ai fini del recupero di gettito, gli uffici tecnici del Ministero dello Sviluppo Economico stanno preparando una proposta, da sottoporre ai Ministri competenti, per la proroga della misura e per una rimodulazione che privilegi gli interventi più efficaci in termini di risparmio energetico.

A Rischio la Green Economy

Migliaia di posti di lavoro a rischio e subito in salita la strada per raggiungere gli obiettivi al 2020 se il Governo taglia il 55%
Mentre negli altri Paesi europei e negli Stati Uniti si punta con convinzione sulla green economy, il governo italiano si mostra ancora un po’ titubante su uno dei pochi strumenti – le detrazioni fiscali del 55% – che negli ultimi anni hanno ben funzionato, portando ossigeno a un settore in crisi come quello dell’edilizia, sostenendo il consumo di beni ad alta efficienza energetica e creando posti di lavoro in settori ad alto valore tecnologico.
Con un trend di crescita costante, almeno negli ultimi 3-4 anni, che ha permesso di raggiungere nel 2009 un mercato annuale di 350 MWth e una capacità installata di 1,4 GWth, il solare termico, tecnologia che permette di produrre calore e freddo sfruttando una fonte inesauribile, il sole, e di risparmiare energia primaria grazie all’integrazione con i tradizionali sistemi di riscaldamento/raffreddamento, occupa oggi più di 5.000 persone a tempo pieno con un giro d’affari di 500 milioni di euro.
É questo il ritratto di un settore che sarebbe fortemente penalizzato dal taglio delle detrazioni fiscali del 55%.
Eliminare le detrazioni fiscali, infatti, significherebbe adesso, quando ancora la crisi economica imperversa su tutti i settori del nostro Paese, mettere a rischio un numero molto elevato di posti di lavoro, se si considerano tutti i settori coinvolti, compreso quello dell’edilizia nel suo complesso.
Solo per il solare termico sarebbero nell’ordine delle migliaia di unità.
Un settore che, con un potenziale di produzione annua di pannelli solari termici di 1 GWth, ha tutte le potenzialità per raggiungere 1 m2 installato per abitante nel 2020 e potrebbe quindi arrivare ad occupare nel 2020 più di 150.000 persone a tempo pieno.
Questo, ovviamente, a patto che il Governo prenda sul serio gli obiettivi vincolanti posti dall’UE nel “pacchetto clima” e si impegni in una politica energetico-ambientale seria e di ampio respiro.
Un bilancio di questi 4 anni di detrazioni fiscali si può già fare ed in particolare i due studi di dettaglio che sono stati realizzati dal Cresme, per conto dell’Enea, e da Confindustria, permettono di trarre la conclusione che, anche dal solo punto di vista del bilancio dello stato, non calcolando quindi i benefici per la collettività, i ritorni monetari superano abbondantemente i costi. A fronte infatti di un esborso per l’erario in termini di riduzione del gettito fiscale, dovuta alla richiesta di detrazione, e delle accise, dovuta a una riduzione dei consumi energetici, i benefici sono significativi e riguardano:
  • l’aumento del gettito IRPEF per l’incremento dell’occupazione;
  • l’aumento del gettito IVA per l’incremento dei beni venduti;
  • l’anticipo della ritenuta d’acconto del 10% dell’imposta sul reddito (di recente introduzione).
Va detto inoltre che, mentre i benefici sono immediati, i costi sono distribuiti nei 5 anni in cui, per legge, deve essere divisa la detrazione.
E’ bene poi ricordare che i dati resi pubblici dall’Enea sulle detrazioni fiscali del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici ci dicono che, nel biennio 2007/2008, l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda e la sostituzione dei vecchi generatori di calore con più moderni a condensazione – espressione di un’industria italiana di eccellenza – sono gli interventi che presentano il miglior rapporto costi/benefici.
L’Italia si è impegnata, con il Piano di Azione Nazionale per le Fonti Rinnovabili, inviato lo scorso giugno alla Commissione Europea, a raggiungere nel 2020 il 17% di energia da FER pari a circa 22 Mtep, di cui poco meno della metà solo per il riscaldamento e raffreddamento.
Il solare termico, in quanto tecnologia economica ed efficiente, si candida a coprire una fetta significativa di quei 10 Mtep destinati alla produzione di calore e freddo, nella convinzione che il miglior contributo che il Governo può dare all’economia del Paese è quello di raggiungere gli obiettivi al 2020 con un mix energetico che permetta di minimizzare i costi e massimizzare i benefici.
E questo obiettivo si può raggiungere solo dando certezze e stabilità ai settori coinvolti, in modo che possano programmare investimenti importanti e a lungo termine in tecnologia, formazione, innovazione.
Le detrazioni fiscali sono uno strumento che ha funzionato bene, uno dei più apprezzati anche a livello internazionale per l’incentivazione delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Se serve affinarlo e renderlo più efficace, siamo disponibili a collaborare e a mettere a disposizione esperienza e competenze, ma riteniamo non sostenibile una politica che azzeri tutto facendo finta di non vedere i benefici apportati a cittadini, edilizia e ambiente e, soprattutto, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e il tessuto produttivo stesso del nostro Paese.

In 55 per le detrazioni del 55%

Se un generatore eolico potesse catturare la forza del vento che soffia a favore del risparmio energetico avrebbe le pale al massimo. Solo venerdì scorso un drappello ridotto ma ben agguerrito di blogger hanno dato vita al sito cinquantacinquepercento.it per raccogliere adesioni intorno ad un appello rivolto al neo-ministro dello Sviluppo Economico Romani. Al centro della richiesta ci sono proprio le detrazioni introdotte da un altro ministro dello Sviluppo Economico, Bersani, che permettono di “scontarsi” più della metà delle spese sostenute dai cittadini per i lavori volti a migliorare l’efficienza energetica delle proprie case. Il provvedimento ha saputo, negli anni, dare uno stimolo all’economia del settore, ha portato all’emersione di molto lavoro nero e, soprattutto, ha permesso al nostro paese di fare un piccolo passo verso la strada del risparmio energetico che vuol dire meno petrolio bruciato, meno atomo scisso, meno dighe in montagna.

Tutto ciò potrebbe finire tirato dalla finestra come i piatti vecchi allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre 2010.

55 prodi blogger ed oltre 350 cittadini si sono però proposti di fare da stimolo all’azione di governo chiedendo al ministro competente di agire in tempi brevi per il prolungamento dell’iniziativa.

Per partecipare all’iniziativa basta andare su cinquantacinquepercento.it/appello-per-la-proroga-delle-detrazioni-del-55/ firmare la lettera ed unire in catena il proprio blog o sito.

Il mondo te ne sarà grato!